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RUSTICITÀ, ALTEZZA DEL VOLPINO ITALIANO E DINTORNI

 

Zenzero Della Genzianella, esempio di tipicità e rusticità. Proprietario, Antonio Crepaldi

 

Amici carissimi, stiamo assistendo qua e là, negli ormai proliferanti gruppi di

Volpino Italiano, che nascono come funghi, spariscono e riappaiono come per

magia in Facebook, a discussioni prive di fondamento su "rusticità e dintorni", 

altezze, misure, meticciamenti, illazioni e quant'altro. Se non fosse per il 

rispetto che doverosamente dobbiamo a chi fa selezione da oltre trent'anni per

riportare i Volpini Italiani alle altezze ideali dello standard, potremmo ignorare 

queste voci, alimentate da ignoranza in materia e prive di qualsivoglia 

affidabilità. È un penoso spettacolo assistere a esternazioni di persone che si 

arrogano il diritto di pontificare sul lavoro dei nostri migliori allevamenti,

pensandosi depositari della verità, non avendo mai allevato e non avendo 

l'onestà intellettuale di riconoscere neppure le difficoltà che ci sono 

nell'attività di selezione.

Per ridare dignità al dibattito, pensiamo, invece, che il gruppo VICP debba 

prendere drasticamente le distanze da posizioni di tal fatta e da interventi e da

tesi, che sono stati postati qualche volta anche nel nostro Forum con intento

provocatorio, espressi non per amore di verità e confronto, ma soltanto con

l'evidente obiettivo di screditare le preziose linee di sangue che hanno 

letteralmente salvato il Volpino Italiano dall'estinzione. Non sono quei Volpini

Italiani ad essere "piccoli", ma essi, al contrario, risultano piccoli agli occhi

inesperti perché la media della popolazione è troppo alta.

Coerenti con la nostra impostazione, che lascia libertà di espressione, ma che

non può subire silente la mancanza di rispetto per il prezioso e rigoroso lavoro

di selezione dei nostri migliori allevamenti, invitiamo, pertanto, tutti a non

ripetere anche in VICP posizioni e tesi insostenibili e palesemente provocatorie

ai danni, in particolare, dei migliori soggetti tipici in circolazione. Presunti

esperti, infatti, da qualche tempo cercano di ergersi ad esegeti del "vero

Volpino Italiano" pretendendo di stigmatizzare, anche nel nostro Forum,

soggetti di grande valore cinofilo come "pupazzi pieni di pelo da coccolare in

casa..." e affermando erroneamente che non sono "soggetti rustici"!!! Si

autocertificano conoscitori della razza senza possedere le competenze tecniche

per farlo, giudicando negativamente, in fotografia o per sentito dire, Volpini

Italiani, mai osservati direttamente nella concretezza del loro habitat e senza

conoscere la loro storia genealogica.

La rusticità di certi soggetti è comprovata dai loro stili di vita! Sappiamo, ad

esempio che Zenzero Della Genzianella vive tutto i giorni dell'anno all'aperto con

qualsiasi situazione climatica. La sua mentalità rustica (la rusticità è infatti

anche mentale) lo porta addirittura all'indifferenza nei confronti della pioggia o

della neve sotto le quali si muove o dorme indisturbato anche quando diluvia

costringendo il suo proprietario a metterlo al riparo. Zenzero ha un mantello

che si asciuga facilmente perché di tipica tessitura vitrea, che lo rende

idrorepellente: il classico mantello rustico del vero Volpino Italiano! Il suo folto

sottopelo gli fa sopportare le temperature invernali, che nella pianura veneta in

cui vive vanno spesso al di sotto dello zero termico. 

Rugantino Della Genzianella, padre di Zenzero, che aveva un mantello

altrettanto folto e vitreo, anzi ancora più lungo, ha vissuto prima da Enrico 

Franceschetti e poi, sempre all'aperto, da Alessandro Valente, il quale abitava a 

500 metri di altitudine. Lo stesso è stato per Romolo della Genzianella (che 

aveva, come sostengono gli autentici esperti e non gli improvvisati specialisti di

razza, il mantello più rustico che si sia mai visto), per Valentina Della

Genzianella e per Briciola (madre di Zenzero). 

Dario di proprietà di Corrado Barani e figlio di Zenzero, possiede uno dei 

mantelli più rustici in assoluto visto nella storia del Volpino Italiano! Tutti gli 

altri volpini del suo allevamento vivono, inoltre, all'aperto ventiquattro ore su

ventiquattro sulle colline modenesi, dove nevica spesso e dove le temperature

invernali notturne raggiungono anche i dieci gradi sotto lo zero termico. 

I Volpini Italiani di Rossano Oeyangen vivono per l'intera loro giornata fuori 

casa fra prati e boschi dell'Appennino Ligure. Stesso stile di vita conducono i 

Volpini Italiani di Arianna Malatesta e Luigino Pellegrini. Ci limitiamo solo a

questi pochi ma straordinari esempi, per far comprendere che la RUSTICITÀ è 

tutto ciò: stile di vita, resistenza, funzionalità e conservazione del carattere 

tipico della razza. Gli allevatori di Volpini Italiani tipici stanno cercando di 

conservarla nelle loro preziose selezioni! Luigino Pellegrini ha, proprio nel 

nostro gruppo, ben descritto come deve essere il vero Volpino Italiano:

"La rusticità fa parte della tipicità. Non esiste un volpino tipico non

rustico. Il mantello vitreo lungo con abbondante sottopelo è segno di rusticità e

funzionalità. Come può essere funzionale un mantello scarso in lunghezza e

foltezza? Come può proteggersi dal freddo e dal caldo un cane che ha un 

mantello scarso? Il Volpino Italiano non era un cane da salotto, che in casa

poteva ripararsi dalle intemperie, ma era un cane delle campagne e dei

carrettieri, che viveva sempre all'aperto. Può un cane con poco pelo vivere

all'aperto e fare la guardia in una masseria dell'Appennino con freddo, neve e

gelo? Da non confondere il mantello vitreo con il mantello leggero e setoso

dello spitz! Su questo argomento consiglio sempre a tutti di leggere il libro di

Antonio Crepaldi "Obiettivo zootecnico sul Volpino Italiano". La tipicità e la

rusticità è spiegata in tutte le salse. Inoltre consiglierei anche di vedere e

toccare di persona i soggetti ben selezionati per cercare di capire perfettamente

come deve essere un vero Volpino Italiano. Purtroppo molto spesso la

rusticità viene confusa con la grossolanità, che è tutt'altra cosa!". Questo

nostro allevatore è anche proprietario di Principino del Monte Frondoso, che, in

quanto a mantello rustico non ha rivali. Non a caso è salito due volte sul podio

come "miglior mantello" ai raduni ATAVI, essendo questo un soggetto  con un

pelo rustico ideale e di corretta tessitura. Non è certamente salito sul podio

perchè fosse "un pupazzo pieno di pelo"! Erroneamente vengono confusi col

Volpino Italiano alcuni esemplari di volpino o volpinoide di campagna di taglia

maggiore, molto pesanti, grossolani (samoiedizzati). Sono soggetti questi con

scarso mantello presi a paradigma del vero Volpino Italiano soltanto perché 

vivono in zone rurali! Si dovrebbe, invece, pensare che tali esemplari, sovente 

anche poco o per nulla tipici, non sono selezionati geneticamente a livello 

individuale ma ancora a livello "massale primitivo", si accoppiano fra di loro a 

caso vivendo ovviamente in piccoli nuclei isolati entro qualche sperduta

masseria, e fissano in consanguineità stretta le loro caratteristiche di taglia 

grande e di scarso mantello. Chi sentenzia contro la consanguineità praticata

dagli allevatori per fissarne i pregi, perché non si lamenta della consanguineità 

strettissima dei piccoli nuclei rustici di qualche masseria che ha fissato i difetti 

o le malattie genetiche? Sempre sul tema "lunghezza del pelo" vale la

considerazione che essa non può prescindere dalla collocazione geografica dei 

soggetti presi in considerazione: al Sud Italia le temperature per quasi tutto

l'anno sono ben superiori alle temperature del Nord Italia, per cui i mantelli dei

Volpini Italiani del Sud, specie quelli rustici, inevitabilmente ne risentono al 

punto da scarseggiare. Il mantello, infatti, è una caratteristica geneticamente 

molto influenzata e dipendente da fattori ambientali, per cui scarseggia e non si

manifesta al massimo quando le temperature sono elevate, mentre si infoltisce

di più quando fa freddo. La taglia, poi, se non viene controllata nella selezione,

sale verso la media, che è quella del cane selvatico. Ben vengano comunque i 

volpini di campagna recuperati alla cinofilia per portare nuovo sangue, ma pare

evidente che per tali esemplari serve lavorarci geneticamente per alcune

generazioni se si vuole ricavare qualcosa di utile alla causa del vero Volpino

Italiano, che è solamente quello descritto dallo standard dal 1913 ad oggi,

redatto sulla base dei migliori soggetti della razza di un'epoca storica in cui

non era ancora stato contaminato. Ogni buon zootecnico sa che uno standard

redatto sui migliori soggetti dell'epoca d'oro della razza è certamente più

efficace nella selezione rispetto ad uno standard redatto sulla media di una

popolazione canina di livello scadente. Proprio per questo lo standard del

Volpino Italiano è ancora attuale, appunto perché descrive il prototipo ideale e

non un compromesso tra soggetti di scarsa tipicità.

Offendere riproduttori del calibro di Zenzero Della Genzianella, rappresentante

di un patrimonio genetico storico, che dovrebbe essere rispettato e non

denigrato con tanta disinvoltura, è offendere il vero Volpino Italiano! 

Denigrare i migliori soggetti dei nostri più rigorosi e seri allevatori, è muovere

un attacco al vero Volpino Italiano! Difendiamoli dalle strumentalizzazioni

pilotate e in mala fede e dall'ignoranza, che mirano solo ad imporre un volpino

meticcio per il bene patrimoniale di alcuni "commercianti di cani"! 

                                                                                 Giovanna Voglino

 

( Il concetto di "rusticità" è stato dedotto dal Libro di A.Crepaldi: "Obiettivo

zootecnico sul Volpino Italiano", Antonio Crepaldi Editore )

 

 Dario di Corrado Barani! CLASSE LIBERA MASCHI: ECC. 1° CAC al Raduno Nazionale ATAVI di Tolentino, allevatore Dalla Barba

Ch. Principino Del Monte Frondoso, allevatore Alessandro

Valente, proprietario Luigino Pellegrini e Arianna Malatesta

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