"PROSPETTIVE NELLA SELEZIONE DEL VOLPINO ITALIANO", IL VERO STANDARD DEL VOLPINO ITALIANO, RELATORE ANTONIO CREPALDI

Organizzazione: http://www.volpinoatavi.it/

 

 

(4 video + slides + relazione scritta)

DA NON PERDERE SE SI VUOLE CONOSCERE IL VERO STANDARD DEL VOLPINO ITALIANO, LE PROBLEMATICHE LEGATE AL METICCIAMENTO E LE DIFFERENZE CON LO SPITZ!

RELATORE DELLA CONFERENZA, ANTONIO CREPALDI

Forlì, 02/02/2013

File pdf della relazione scritta di Antonio Crepaldi:

http://www.volpinoatavi.it/files/atavi_convegno_forli_x_inc.pdf

 

"PROSPETTIVE NELLA SELEZIONE DEL VOLPINO ITALIANO": Video 1ª  parte

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 "PROSPETTIVE NELLA SELEZIONE DEL VOLPINO ITALIANO": Video 2ª parte

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"PROSPETTIVE NELLA SELEZIONE DEL VOLPINO ITALIANO": Video 3ª parte

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 "PROSPETTIVE NELLA SELEZIONE DEL VOLPINO ITALIANO":  Video 4ª  parte

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"PROSPETTIVE NELLA SELEZIONE DEL VOLPINO ITALIANO": Movie con le slides

 

  • ATAVI - Convegno di Forlì, di Antonio Crepaldi

    Al termine del Raduno organizzato nel contesto dell’Esposizione Internazionale di Forlì del 2 febbraio, con ben 36 soggetti iscritti, giudicati dalla dr.ssa Orietta Zilli, ospitati all’Auditorium della Fiera dal Gruppo Cinofilo Forlivese (l’ATAVI ringrazia il Presidente ing. Giovanni Garoia), si è tenuto il 2° Convegno ATAVI sulle “Prospettive nella selezione del Volpino Italiano”, a cui ha assistito il nutrito numero degli espositori presenti.

     

    Molto attesa la prima relazione del dr. Enrico Franceschetti, ritenuto il “Padre del Volpino Italiano bianco contemporaneo”, in quanto per primo dal 1968 ha attuato l’opera di recupero della razza dopo il periodo di scomparsa dai libri genealogici. Il dr. Franceschetti nel suo intervento, frutto di una viva memoria storica, ha ripercorso i primi momenti della sua attività allevatoriale durata più di quarant’anni, specificando che i capostipiti della rinascita Jojo e Jaja, insigniti del Certificato di Tipicità nell’ormai lontano 1972, erano fratellastri, in quanto figli dello stesso padre ma con madri diverse. Ha parlato della consanguineità utilizzata per fissare i cardini del tipo, altrimenti non sarebbe stato possibile effettuare il salvataggio dall’estinzione. Assistendo da bordo ring al raduno del mattino, il dr. Franceschetti ha notato dei difetti ricorrenti nella popolazione attuale, che in passato erano del tutto inesistenti, come la coda corta, chiaro segnale che le linee di sangue originarie che ci ha tramandato sono state manipolate in malo modo con razze affini. Parlando al convegno che, oltre ai grandi, non devono esserci neanche soggetti piccoli, temendo di essere stato frainteso, ha chiesto di specificare che i maschi di 27 cm e le femmine di 25 cm non sono piccoli, bensì di giusta taglia, come indicato dallo standard. Il riferimento ai soggetti piccoli riguardava il maschio di 21 cm citato da un allevatore in sala. 

     

    La seconda relazione tenuta dal dr. Stefano Paolo Marelli, ricercatore genetista alla Facoltà Veterinaria dell’Università di Milano, ha avuto quale argomento la consanguineità, che il relatore ha affrontato secondo il punto di vista della genetica di conservazione, in quanto una razza quantitativamente limitata, come il Volpino Italiano, per essere preservata non può subire unadrastica riduzione del parco riproduttori disponibili. Voluto dall’ATAVI per chiarire finalmente in modo autorevole ai soci i luoghi comuni persistentisull’uso della consanguineità, il dr. Marelli ha subito precisato che l’inbreeding non crea patologie, come credono i male informati, ma le rende eventualmente visibili se latenti, poiché andando in omozigosi si manifestano. La consanguineità permette quindi di verificare se i soggetti sono portatori di patologie ed individuati possono essere esclusi dalla riproduzione, continuando a selezionare sui riproduttori sani. L’inbreeding è d’altronde il metodo di riproduzione che, fissando i caratteri desiderati, consente di perpetuarli nelle generazioni con maggior incidenza. Un riproduttore trasmette infatti sé stesso quando è geneticamente fissato, dando continuità da razzatore alla propria linea di sangue. Un soggetto non fissato può anche trasmettere occasionalmente i propricaratteri ma non sarà mai un razzatore. La consanguineità è peraltro alla base della selezione artificiale di tutte le razze dei vari animali da allevamento ma anche della selezione naturale delle specie selvatiche geograficamente circoscritte e solo la disinformazione la rende un demone. L’importante è ovviamente saperne uscire in tempo prima di cadere nella depressione da consanguineità, che solo così induce problematiche di mortalità neonatale, ipofertilità, sterilità, carenza di vigoria sessuale, ecc. Non è quindi un caso se i maschi delle linee di sangue sospettate di meticciamento falliscono la monta naturale e vengono fatti riprodurre solo con l’inseminazione strumentale. Provenendo probabilmente da Kleinspitz con eccesso di inbreeding hanno introdotto la depressione da consanguineità, che si manifesta appunto con l’incapacità di riprodurre in modo naturale, obbligando a ricorrere alla fecondazione artificiale.

     

    La terza ed ultima relazione tenuta da Antonio Crepaldi, giudice ed allevatore della razza, era incentrata sulla “Valutazione dei cardini del tipo nel giudizio in esposizione”. Il relatore ha ribadito i classici concetti sempre validi, incentrati sugli strumenti derivanti dalle fonti basate su dati certi e concreti, forniti dallo standard e dalle testimonianze storiche, oltre a quelle oculari se risalenti ai tempi precedenti al 1990. Ha ripercorso tutti i punti cardine del tipo seguendo l’evoluzione dello standard attraverso le versioni del 1913, 1955, 1989 (attualmente vigente) e prossimo (in corso di approvazione dalla FCI), facendo constatare ai presenti che i contenuti tecnici non sono cambiati, preservando così il tipo originale, che resta pur sempre il punto di riferimento immutato nel tempo. L’analisi dello standard ha usufruito dei dati biometrici sulla popolazione recente provenienti dalle misurazioni della dr.ssa Franca Vaccari Simonini, componente del Comitato Tecnico ATAVI e già ricercatrice di zoometria all’Università di Parma. Ne è emersa una situazione che, seppur un po’migliorata sotto certi aspetti, resta preoccupante nelle caratteristiche che più di altre manifestano la presenza di sangue estraneo. Sono state esposte alcune immagini storiche particolarmente significative, non tanto la prima testimonianza risalente al 1502, quanto le foto di qualche campione di straordinaria tipicità dagli anni Trenta agli anni Cinquanta, che confrontati con i migliori soggetti recenti della linea genetica che sta alla base del recupero hanno evidenziato la loro uguaglianza di tipo, a dimostrazione che i capostipiti del Volpino Italiano bianco contemporaneo discendevano dai residui del ceppo originale. La comparazione con i soggetti delle linee di sangue tra le più meticciate con Kleinspitz ePomerania di allevamento americano ha tolto ogni dubbio su quale sia il vero Volpino Italiano da preservare. Ogni caratteristica è stata dettagliatamente descritta in rapporto allo standard e rispetto alla situazione della popolazione recente, oltre che degli obiettivi di selezione e della valutazione in esposizione. Sintetizzando i principali punti cardine del tipo, emerge quindi che l’espressione di razza autoctona, secondo lo standard ufficiale e le testimonianze storiche, è fornita da: testa lunga al massimo il 40% dell’altezza al garrese; muso un po’ più corto del cranio; cranio un po’ più largo che lungo; occhi rotondeggianti; stop ben accentuato ma non troppo; orecchie lunghe la metà della lunghezza totale della testa e portate alla distanza concessa dal cranio largo, ravvicinate fra loro solo quando il cane è in massima attenzione; muso con mandibola ben sviluppata. Le altre caratteristiche tipiche del Volpino Italiano autoctono sono: pelo di tessitura vitrea; sottopelo abbondante, coda lunga quasi la metà dell’altezza al garrese; posteriore mediamente angolato con tibia più corta del femore, consone ad un galoppatore resistente e saltatore. Difetti di tipo derivanti dal Kleinspitz sono: occhi a mandorla o prominenti; stop a 90°; cranio conprofilo rotondo invece che ovoide; orecchie ravvicinate dal cranio stretto; muso leggero per mandibola carente di sviluppo e così troppo appuntito; pelo leggero perché non vitreo, che si presenta “sparato”; coda corta, talvolta da sembrare un ponpon; posteriore troppo angolato con tibiamolto lunga, che produce un trotto con molta spinta del posteriore, però sbilanciando il cane in quanto l’anteriore non è adeguato, quindi manifestando un movimento più spettacolare, simile ad un pastore tedesco in miniatura, ma non caratteristico di un galoppatore come il Volpino Italiano. La denuncia ormai forsennata che l’ATAVI sta facendo sui punti cardine del tipo in contrasto ai difetti introdotti vistosamente dal Kleinspitz si spera possa dare i frutti sperati di purificazione della razza, come già si cominciano a vedere in modo sempre più qualitativo e quantitativo.

     

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